Considerazioni a margine del periodo di iscrizioni per l’a.s. 2019-20
Scegliere la scuola giusta
 
Per milioni di famiglie è tempo di iscrizioni al prossimo anno scolastico. Scelta convinta o dilemma, con la fine delle vacanze natalizie il momento di decidere è arrivato. Quale percorso scegliere, in quale istituto chiedere l’iscrizione, per quale indirizzo od opzione, come organizzare il trasporto e come conciliare orari lavorativi e scolastici: interrogativi a cui possono essere state date risposte anche solo parziali dalle attività di orientamento che le scuole hanno organizzato.
E non sempre, nel farsi pubblicità, gli istituti, i loro dirigenti e docenti, hanno messo esattamente a fuoco le autentiche questioni connesse alla scelta della scuola da frequentare.
Difficile che si sia affrontata la prospettiva nella quale va collocata l’istruzione in Italia. Sarebbe invece fondamentale considerare che tutta la storia della scuola italiana è la storia del compromesso fra una domanda di formazione non sopprimibile, perché sollecitata da esigenze di un mercato che impone qualificazioni estese e specializzazioni crescenti, e il mantenimento delle differenze sociali.
La specificità del nostro sistema scolastico ha portato e porta a un dualismo piuttosto netto, capace di orientare i destini scolastici, e non solo, fin dal periodo post-obbligo. Alle superiori, vale a dire più o meno attorno al quattordicesimo anno d’età di un ragazzo e di una ragazza, il binarismo che porta al bivio tra due tronconi, ovvero licei da una parte e non licei dall’altra, è un dato di fatto raramente rilevato. Con conseguenze non sempre adeguatamente considerate.
Eppure i dati, non difficili da reperire, sono eloquenti. Gli immatricolati all'università, secondo il censimento dell'Anagrafe Nazionale Studenti, provengono per il 22% da istituti tecnici e appena per il 5,9% da percorsi professionali. Più di 7 studenti universitari su 10, quindi, hanno frequentato un liceo. Difficile credere che tutti gli altri diplomati dell'istruzione tecnica e professionale che non abbiano proseguito gli studi siano stati calorosamente accolti dal mercato del lavoro. I dati dell'occupazione giovanile, come purtroppo sappiamo, dicono ben altro.
Anche l'oracolo della Fondazione Agnelli noto con il nome di "Eduscopio", che annualmente arbitra quello che molti mal interpretano come un match tra scuole superiori, offre qualche informazione interessante. Per esempio: quanti degli iscritti ai quattro principali indirizzi liceali (classico, scientifico, linguistico, scienze umane) vanno all'Università? Molti, ci si attenderebbe: si tratta di licei, e dunque di scuole "aperte" per vocazione e per mission; chi le sceglie, lo fa in gran parte per prepararsi a un percorso successivo di perfezionamento e specializzazione, dopo il diploma. La realtà dice un'altra cosa. Secondo "Eduscopio" il 18% degli ex studenti del liceo classico non si è iscritto all'università o l'ha abbandonata nel corso del primo anno. Molti, verrebbe da dire. Eppure la percentuale sale se si guardano gli altri indirizzi: il 20% fra i diplomati allo scientifico, ma soprattutto il 35% fra quelli del linguistico e addirittura il 44% fra quelli delle scienze umane.
Le mancate immatricolazioni e i repentini abbandoni, pur con notevoli differenze territoriali (il Nord ha risultati migliori, in qualche caso fino a 10 punti in percentuale), rivelano una cruenta selezione di partenza. Del resto se l'Italia ha il triste primato in Europa di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano (oltre due milioni), qualche analisi, e conseguente riflessione, va fatta.
La domanda più pertinente, nel momento in cui si deve compiere una scelta decisiva per il futuro, diventa dunque quali scuole siano autenticamente aperte e offrano effettive opportunità. Non ci vogliono arti divinatorie. Ancora una volta basta lasciar parlare i dati, come quelli dei segnali di uscita dalla crisi occupazionale: quando le cose sono migliorate, a beneficiarne sono stati anzitutto e maggiormente i giovani con un titolo di studio alto.
Investire in istruzione, la più ampia e approfondita possibile, rimane l'unica prospettiva valida e duratura.
 
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