PROLUSIONE

Collegio Docenti del 4 settembre 2017

Care professoresse e cari professori,
 
a Ceccano, cittadina in provincia di Frosinone, c’è un liceo che si è dato questo motto: in dulcedine societatis, quaerere veritatem. Si tratta di una frase di Sant’Alberto Magno, che mi ha colpito per l’audacia della scelta, subito dopo avermi evocato nostalgie autobiografiche.
La citazione richiama il carattere comunitario della ricerca intellettuale, nei chiostri medievali. I domenicani di Saint-Jacques a Parigi, nel XIII secolo, si scambiavano infatti note, schede e materiali di reciproca utilità. Cosa c’è di ultramoderno in questo detto, mi sono chiesto, tanto da farne un motto di una scuola e, per noi oggi, offrire qualche elemento di riflessione preliminare, all’avvio di un nuovo anno scolastico? Anche la scuola, si potrebbe dire, ha bisogno di sforzi collettivi, di apprendere nuovamente a fidarsi, di ritrovare il gusto di fare le cose in modo non isolato e con un’attenzione al clima e alla qualità delle relazioni umane.
Senza per questo dimenticare che il contesto nel quale siamo chiamati ad agire è in profonda e continua trasformazione. Non possiamo esimerci dal considerare l’acutizzarsi che nell’attuale società globalizzata e multiculturale vengono ad avere le urgenze educative. Basterebbe pensare alla crescente separazione tra società ricche e società povere, al diffondersi nel campo scolastico di certa cultura meritocratica di stampo neo-liberale… Non c’è da stupirsi che anche nel nostro Paese larghe fasce di giovani, soprattutto delle periferie urbane, corrano il rischio di subire autentiche forme di ghettizzazione ed esclusione. Non meno seri, poi, sono i problemi educativi sollevati dal carattere multiculturale che le grandi migrazioni stanno imprimendo alla nostra società, le cui scuole sono frequentate, in percentuali sempre più alte, da figli di stranieri. Qui le difficoltà principali stanno non solo, nell’elaborare una proposta pedagogico-didattica che promuova i nuovi arrivati senza penalizzare i nativi, quanto nel riuscire a realizzare a partire dalla scuola, una vera convivenza tra le identità socio-culturali presenti. Sfida che implica un approccio alla complessa questione educativa lontano da analisi approssimative, capace di favorire non solo una maggior compattezza fra aree che raggruppano ad esempio la formazione, la didattica, l’inclusione sociale, ma un reale ripensamento della pedagogia nel suo insieme. A questo proposito occorre ricordare che non è mai esistita una scienza dell’educazione allo stato puro in cui tutti si riconoscessero, ma si sono sempre date e continuano a darsi tante pedagogie quante sono le visioni sull’uomo e sulla realtà con le quali gli studiosi vanno incontro ai problemi educativi che di volta in volta si presentano.
Fino all’altro ieri il quadro era delineato da profili piuttosto netti di pedagogie, laica, cattolica o marxista che fossero, tutte diverse nelle loro visioni del mondo e tutte animate da principi fondativi che si radicavano nella forza delle ideologie che hanno caratterizzato il secolo scorso. Oggi il quadro è del tutto diverso e la riflessione pedagogica è chiamata a misurarsi con un contesto inedito sul piano epistemologico e antropologico: perché, nonostante siano venute meno le grandi costruzioni pedagogiche di carattere ideologico e politico, la pedagogia continua tuttavia ad esser percepita come una necessità ed è spesso declinata al plurale, dovendo fare i conti con l’irruzione di nuove discipline come le scienze tecnologico-digitali, che per l’impatto sui processi cognitivi ed educativi guadagnano il centro della scena, con ripercussioni che, in sede pedagogica, giungono a porre come legittimo il quesito se abbia ancora senso parlare non tanto di educazione morale, ma di educazione tout court. Abbandonate le rivendicazioni di improbabili monopoli e primati, condivisi in partenza significati di concetti-base, ecco l’importanza di un dialogo tra tutte le scienze che abbia come denominatore comune l’attenzione a tutti i processi e a quelli educativi in particolare, in chiave multidisciplinare. Di conseguenza, ecco ribadito il valore della scuola e del suo insostituibile lavoro di costruzione della conoscenza. Un lavoro che richiede la condivisione di un principio propedeutico: l’istruzione non è mai disgiunta dall’educazione, che a sua volta non si dà in assenza di saggezza. Ovvero non si trasmette il sapere pensando che esso sia estraneo alla pratica di vita.
L’augurio per questo nuovo anno scolastico è di ritrovare, ognuno di noi e dentro di noi, stimoli rinnovati per dar senso a quel che quotidianamente facciamo. Consapevoli di contribuire, come i segretari-copisti che nel Medioevo si dedicarono all’oscuro lavoro di raccolta delle auctoritates, facendolo in dulcedine societatis, al raggiungimento di risultati che si ottengono solo se tutti insieme ci crediamo e ci impegniamo.

 
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