Prolusione per l'inizio d'anno scolastico 2020-21
Abitare la scuola in modo propositivo
Gentili docenti,
sono stato molto in dubbio, quest'anno, se iniziare il primo collegio dei docenti con la proposta di una mia prolusione.

Difficile di questi tempi immaginarsi discorsi programmatici che possano riguardare un lasso di tempo significativo, o trovare le energie mentali per dissertazioni alate sulla ripartenza della scuola. Che mi sembra diventata più l'obiettivo di una contesa politica, nel senso deteriore del termine, che un asset su cui realmente investire per la ripresa del Paese, messo in ginocchio come il resto del mondo dalla pandemia.

Il ruolo che ricopro per certi versi mi costringe a esprimere almeno alcune valutazioni, che non si vogliono aggiungere alle tante, troppe parole (molte delle quali pleonastiche) che si sono fatte in questi mesi, ma cercano di delineare il quadro entro il quale, allo stato attuale, dobbiamo agire per tornare a scuola. Perché è da fine giugno che sappiamo, con l'emanazione per Decreto Ministeriale delle Linee guida per la riapertura (ufficialmente denominate "Piano scuola 2020-21"), che si deve ad ogni costo riprendere l'attività in presenza.

Il problema è che con il conto alla rovescia partito a fine giugno si sono moltiplicati i problemi, le criticità e qualche errore di valutazione: oltre gli spazi e i tempi come coordinate di fondo dello scenario della ripresa delle lezioni che proiettati su un diagramma cartesiano rendono l’idea di una sorta di quadratura del cerchio senza soluzioni certe, i banchi attesi e non si sa se in arrivo, gli organici aggiuntivi da assegnare, le linee guida organizzative e sanitarie, il distanziamento, le mascherine, l’alternativa della didattica a distanza ridotta al rango di ipotesi mal digerita, il trasporto degli alunni da e per la scuola, il divieto di ingresso dei familiari nei locali scolastici, la misurazione preventiva della temperatura corporea effettuata al mattino a casa, la refezione scolastica, l’uso degli spazi esterni, il ricorso a locali messi a disposizione o richiesti ad enti vari, nuove e grigie nubi si addensano sull’inizio dell’anno scolastico.

Metro in una mano e manuale delle linee guida nell’altra, anche noi (io e i miei preziosi collaboratori, a cui credo debba andare non solo il mio ringraziamento, ma quello di tutto il Liceo) abbiamo preso tutte le misure possibili ai locali scolastici, compilato cruscotti e rilevazioni quasi ogni settimana, vagliato tutte le soluzioni esperibili, sondato – consultandoci tra colleghi cittadini e gerarchicamente o con le autorità locali – ogni ipotesi percorribile: comunque andranno le cose ricorderemo per un po’ di anni questa estate bizzarra e amara, nella quale si sono accumulate e sovrapposte congetture e preoccupazioni di ogni tipo. A livello personale, poi, ho dovuto anche far fronte alla ricorrente voce (nel senso che quasi ogni estate, da 4 anni a questa parte, succede) di una mia dipartita verso altri incarichi: notizia destituita di ogni fondamento, come si dice, a cui ho replicato con un hic manebimus anche se non optime solo per via della situazione decisamente complicata da gestire. Ma sono, siamo qui a lavorare per la ripartenza con la convinzione che questa comunità del Liceo è in grado di affrontare questo difficile tornante con senso di responsabilità, determinazione, spirito di collaborazione. Perché avverto una diffusa voglia di ripartire, anche accettando misure e norme di comportamento che limiteranno molto la nostra azione, rispetto al passato.

Siamo chiamati a fare la nostra parte anche se, in questo momento, il sistema scolastico è l’icona più emblematica del gap che separa in Italia la teoria dalla pratica: troppi soloni saccenti e poco ascolto della forza-lavoro militante. La scuola è un tema che suscita commenti, esternazioni, opinioni in ogni meandro sociale. Si sono costituite ogni sorta di commissioni di esperti ma viene il dubbio che gli addetti ai lavori che conoscono il funzionamento reale della macchina scolastica siano stati consultati e ascoltati tardivamente. Ci si sarebbe concentrati sui due problemi principali che affliggono chi la scuola la conosce davvero: gli spazi utilizzabili con i relativi arredi e le dotazioni organiche aggiuntive utili per ridurre la consistenza delle classi pletoriche da ospitare in aule inadeguate persino in tempi di non pandemia. Tutti i problemi sono stati affidati invece a sperimentazioni labili e spontaneistiche come la DAD (una soluzione tutt’affatto strutturata e collaudata) con evidenti discrasie e penalizzazioni per vaste aree del Paese, rimuginati a tavolino con una produzione ipertrofica di veti, divieti, disposizioni capestro, obblighi cogenti che costringeranno il personale e gli alunni ad una vita scolastica stravolta.

Nel momento poi in cui bisognerebbe serrare le fila in nome della funzionalità del sistema, di una solidarietà che rende la scuola un contesto di vita ‘speciale’ basato su una relazionalità intensa e guidata dal buon senso, ecco che piovono da più parti diffide nei confronti dei dirigenti scolastici: gruppi eterogenei e di varia natura che contestano mascherine, distanziamenti, profilassi, orari, modelli organizzativi e didattici in via cautelativa ma con toni spesso minacciosi: eppure si sta facendo tutto il possibile per ripartire in dignità e sicurezza. Più di ogni cosa serve, in particolare per il nostro contesto scolastico, un “patto educativo scuola-famiglia” rinnovato e basato sulla volontà reciproca di rispettare le disposizioni e le regole necessarie per ripartire.

Se il clima continuerà ad esasperarsi in modo velenoso proprio in coincidenza con la fase critica della riapertura, personalmente rimarrò fermo sul principio del lavorare in modo positivo e costruttivo a servizio di questa scuola. Perché il Liceo non ha bisogno di un preside o di docenti sanfedisti o pasdaran, ma di civil servant che si mettano a disposizione di una comunità professionale profondamente consapevole che l'istruzione e la formazione rappresentano l'investimento più fecondo nei giovani.
Con questo immutato spirito ripartiamo, quindi, augurandoci più che mai buon anno scolastico e buon lavoro.

 
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